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Giurisprudenza

Giurisprudenza 2013

Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, sentenza n. 41362 dell’11 luglio 2013 e depositata il 7 ottobre 2013

DISPORRE DEI FILES AUDIO DELLE INTERCETTAZIONI È UN DIRITTO INCOMPRIMIBILE DELLA DIFESA E L’ASCOLTO DIRETTO NON PUÓ ESSERE SURROGATO DALLE TRASCRIZIONI DELLA PG. L’accertata, illegittima, compressione dei diritto di difesa derivante dai rifiuto all’accesso alle registrazioni di conversazioni intercettate dà luogo ad una nullità di ordine generale a regime intermedio, ai sensi dell’art. 178, lett. c), cod. proc. pen., in quanto determina un vizio nel procedimento di acquisizione della prova, che non inficia l’attività di ricerca della stessa ed il risultato probatorio, in sé considerati. Se, come già sottolineato, è vero che la prova delle conversazioni o comunicazioni risiede nelle registrazioni e che, come confermato dalla Corte costituzionale (nella citata sentenza 336/08) l’ascolto diretto delle conversazioni o comunicazioni intercettate non può essere surrogato dalle trascrizioni effettuate, senza contraddittorio, dalla polizia giudiziaria, condensate in appunti o in sintesi di esse, ne consegue che, precluso il diritto all’ascolto , nella specie non potevano essere utilizzati ai fini della decisione i brogliacci comunque acquisiti in atti”.

Testo della sentenza

Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza n. 38963 del 4 giugno 2013 e depositata il 20 settembre 2013

PREVISTA LA RECLUSIONE PER CHI INSTALLA SENZA AUTORIZZAZIONE APPARATI PER LE INTERCETTAZIONI, ANCHE SE POI NON UTILIZZATI. Ai fini della configurabilità del reato deve aversi riguardo alla sola attività di installazione e non a quella successiva dell’intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni, che rileva solo come fine della condotta, con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati, fuori dall’ipotesi di una loro inidoneità assoluta, non abbiano funzionato o non siano stati attivati.

Testo della sentenza

Corte di Cassazione, Sezione VI, sentenza n. 11794 dell’11 febbraio 2013 e depositata il 12 marzo 2013

Costituiscono ius receptum nella giurisprudenza di legittimità sia il principio secondo il quale il decreto di proroga della durata dell’autorizzazione all’intercettazione di conversazioni o comunicazioni non richiede alcuna specifica motivazione allorché risponda a tutti i requisiti del decreto autorizzativo originario, rinviando ad esso implicitamente per ogni necessaria indicazione (così, da ultimo, Sez. 1, n. 2612/05 del 20/12/2004, P.G. in proc. Tornasi ed altri, Rv. 230453); che, in materia di esecuzione delle operazioni di intercettazione, il principio per il quale il requisito dell’inidoneità dell’impianto, che a norma dell’art. 268 comma 3 cod. proc. pen., giustifica l’utilizzo di apparecchiature esterne agli uffici della procura della Repubblica, attiene, oltre che all’aspetto ‘funzionale’ legato al tipo di indagine ed alle specificità del delitto per il quale si procede, anche all’aspetto ‘tecnico-strutturale’ concernente le condizioni materiali e le caratteristiche dell’impianto stesso (così, tra le tante, Sez. 6, n. 17231 del 14/04/2010, Hosa, Rv. 247010).

Di tali regulae iuris la Corte di appello di Potenza ha fatto buon governo evidenziando, con un apparato argomentativo congruo e privo di vizi di manifesta illogicità, dunque non censurabile in questa sede, come gli indicati decreti di proroga delle operazioni di intercettazioni fossero muniti di adeguata motivazione, in specie quello adottato a seguito dell’originario decreto di autorizzazione del 10/01/2000 con il quale il Giudice per le indagini preliminari, che una settimana prima aveva disatteso un’altra richiesta del P.M. con riferimento al reato di abuso di ufficio, aveva analiticamente motivato l’avvio delle operazioni di intercettazione in relazione al diverso e più grave delitto di tentata concussione (essendo palesemente ininfluente, costituendo anzi la “normalità” nell’utilizzo di tale forma di investigazione, che, in sede di proroga, fosse stata sottolineata l’acquisizione di elementi di conoscenza concernenti reati ulteriori rispetto a quelli per i quali erano state avviate le intercettazioni). E come il decreto con il quale il P.M. aveva disposto che, a mente dell’art. 268 comma 3 cod. proc. pen., le operazioni di intercettazione fossero eccezionalmente compiute con impianti in dotazione della polizia giudiziaria, fosse legittimo, atteso che tali apparecchiature, a differenza di quelle più antiquate installate negli uffici della procura della Repubblica, erano gli unici funzionalmente idonei a consentire la captazione delle conversazioni transitanti sulle utenze telefoniche degli uffici del comune di (OMISSIS), dotate del più avanzato sistema di linee ‘isdn’: essendo, in tale ottica, irrilevante che le operazioni di registrazione fossero state, poi, materialmente avviate a distanza di qualche giorno dall’emissione di quel decreto da parte del rappresentante della pubblica accusa (v. pagg. 5-7 sent. impugn.; e pag. 2 della richiamata sent. di primo grado).